Alda Merini. La Musa dei Navigli

In questi giorni si è spenta una famosa poetessa milanese, che abitava vicino alla nostra scuola. Questo ci ha molto colpito, quindi vogliamo raccontare la sua vita. Alda Merini nasce a Milano il 21 marzo 1931 in una modesta famiglia. Il suo talento è scoperto all’età di 15 anni da Giacinto Spagnoletti, che pubblica alcune poesie nel 1950. Da giovane si dedica allo studio del pianoforte, strumento da lei particolarmente amato. Nel 1947 è ricoverata in uno ospedale psichiatrico: questo episodio sarà il primo di una lunga serie. Nel 1951 esce la raccolta “Poetesse del Novecento”, con due sue poesie inedite. Nel 1953 sposa Ettore Carniti, proprietario di alcune panetterie e poi nasce la prima figlia. Segue un periodo molto prolifico per l’artista che pubblica le raccolte “Nozze romane” e “Paura di Dio”. Ma Alda Merini è ricoverata al Paolo Pini. Inizia così un triste periodo di silenzio e d’isolamento che dura fino al 1972, alternato a periodi presso la sua famiglia, durante i quali nascono incredibilmente altre tre figlie. Finalmente nel 1979 Alda Merini torna a scrivere. Nel 1981 rimane vedova e in questo periodo le è vicino il poeta Michele Pierri, che sposerà successivamente trasferendosi a Taranto per tre anni. Qui scrive le venti poesie-ritratti de “La Gazza Ladra” e il suo libro in prosa. Dopo un altro periodo trascorso in manicomio, nell’86 torna a Milano e comincia la terapia; inizia un periodo molto produttivo in cui riceve vari premi. Nel 2002 viene pubblicato “Folle folle folle d’amore per te” contenente alcuni pensieri di Roberto Vecchioni. Nel 2004 è ricoverata per problemi di salute e tutta l’Italia offre solidarietà. Nello stesso anno Milva, famosa cantante, pubblica un disco contenente brani tratti dalle sue poesie. Si avvicina al genere noir con la “Nera Novella”, suo ultimo lavoro. Dopo l’ennesimo ricovero in ospedale, a causa di un tumore osseo, il 1 novembre 2009 si spegne a Milano la Musa dei Navigli.

“Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza no,
è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.”
(da “Clinica dell’abbandono”).

La verità è
sempre quella,
la cattiveria degli uomini
che ti abbassa
e ti costruisce un santuario di odio
dietro la porta socchiusa.
Ma l’amore della povera gente
brilla più di una qualsiasi filosofia.
un povero ti dà tutto
e non ti rinfaccia mai la tua
vigliaccheria. (da “Terra d’amore”)

Classe 3 B Tabacchi

Testimonianza diretta di un suo amico
Alda Merini era una poetessa orale, non scriveva le sue poesie, ma le dettava. E le dettava in maniera così compiuta e perfetta che non avevano bisogno di nessun ritocco. Non aveva l’ispirazione, era lei stessa la Musa. Hanno scritto che era come una rockstar, ma non aveva né chitarre elettriche né amplificatori per attirare la folla. Aveva solo la sua voce. Noi la chiamavamo Nonna Merini. A lei piaceva il fatto di essere nonna. Era dolcissima con noi bambini e le piaceva scherzare. Aveva una casa piccolissima, piena di libri, carte, strani oggetti e cianfrusaglie. La sua casa era per noi un vero paese delle meraviglie. Gli ultimi 10 giorni la nonna Merini stava all’ospedale. Una sera, era tardi ed eravamo già a letto, ci chiamò e volle parlare con mio fratello Tommi, nato anche lui il 21 di Marzo. Ci ha chiesto di dire una preghiera per lei. È stata l’ultima volta che l’ abbiamo sentita. In punto di morte queste sono state le sue ultime parole: “Vi ho amato tanto, vi ho amato tutti”.

Michele 1D Tabacchi

“Milano é bellissima come la vita,
io non la lascerò mai salvo forse
per andare in Paradiso, ma anche
da lì son sicura che sognerò i miei
due locali scalcagnati, pieni di
cianfrusaglie e di tanti oggetti inutili in
riva al mio caro Naviglio Grande”.
Alda Merini

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