I 150 anni dell’Unità d’Italia

Nel 2011 saranno trascorsi 150 anni dall’unificazione dell’Italia. Un secolo e mezzo durante il quale il Paese è cambiato profondamente: ha modificato i propri modelli di riferimento, ha vissuto importanti fenomeni migratori, ha conquistato un posto in primo piano nel panorama internazionale, ha affrontato e superato momenti di crisi. Le difficoltà infatti, rappresentano spesso per le società un’occasione di rilancio o, più semplicemente, di riflessione. Così il 2011 e i festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità nazionale possono essere un’opportunità per un dibattito collettivo che, coinvolgendo l’intera nazione, porti a riflettere sul passato e sul presente per guardare consapevolmente verso il futuro.

Luca 2D Tabacchi

La mia storia
Ciao! Voglio raccontarvi la mia storia: non sono italiana, sono nata a Lima, capitale del Perù. A mia zia, che era già in Italia, era stata offerta la possibilità di portare una persona e così l’ha proposto ai miei genitori. La mamma decise che sarebbe partita lei; io avevo solo due anni, chissà quanto avrò pianto quando se n’è andata e, sicuramente, non solo io.
Dopo qualche tempo anche io e mio padre siamo partiti per l’Italia. Scesi dall’aereo siamo entrati in un aeroporto grandissimo e, seguendo le indicazioni, arrivati in un atrio affollato; alzando lo sguardo, vidi la mamma che ci cercava, d’istinto ho cominciato a correre verso di lei e l’ho abbracciata a lungo, piangendo di gioia insieme al mio papà.
Il tempo passò, io cominciai a frequentare la scuola materna e conobbi Andrea, che mi aiutò moltissimo a inserirmi qui in Italia. Lei è stata un’ottima amica perché mi ha dato la possibilità di essere come lei, mi è sempre stata vicina nei momenti del bisogno. So di poter contare sempre sul suo aiuto, è stata amicizia fin da subito, da quel momento non ci siamo più separate. Le voglio tanto bene e spero che sia così anche in futuro.

Dariana 5A e Arrasco 5C Brunacci

Angie: una compagna di classe… una grande amica
Angie è una mia compagna di classe, ha dieci anni e arriva dall’Ecuador; qui in Italia si è trasferita quando era ancora neonata e oggi vive in piazza Ventiquattro Maggio, proprio vicino alla scuola che frequentiamo. E’ alta un metro e trentasei centimetri, la sua corporatura è robusta, i suoi capelli sono di color castano il suo viso è abbastanza rotondo, mentre gli occhi sono di color verde militare con una forma ovale, ha una bocca piccola con labbra molto rosse come fragoline. Il suo abbigliamento è molto “trendy” come quello di una Barbie, è tanto simpatica, ma talvolta è un po’ permalosa. Porta tutti i giorni una collana colorata con una scritta, il suo passo è più lungo del mio, il suo modo di relazionarsi con gli altri è quasi sempre tranquillo, le sue abitudini sono: giocare a calcio, ballare e andare a scuola. Mi piace definire Angie una brava persona perché è gentile, mi sa capire, mi tratta come una sorella, mi sostiene nei momenti di tristezza e mi fa pensare sempre in positivo: per questo la considero una vera amica.

Vanessa 5B Brunacci

La scuola nelle filippine
Sono Francesca e faccio parte della redazione del giornalino. Ho intervistato la mia compagna di classe Kiela che mi ha spiegato com’è la scuola nelle Filippine. Al mattino le lezioni iniziano alle 7.30 e terminano alle 16.30. E’ d’obbligo indossare un’uniforme: le femmine gonna, camicia bianca e cravatta, invece i maschi una camicia e dei pantaloni. Tutti portano un cartellino con il proprio nome e cognome. La scuola è composta da tre piani, due palestre grandi, sei aule video, quattro laboratori, il giardino e il bar. Gli anni di scuola elementare sono sei, le materie sono tante e c’è un insegnante per ciascuna. Gli intervalli sono due: il primo è il più corto e si può uscire dalla classe, mentre nell’intervallo lungo si può anche andare a casa. Durante l’ora di pranzo ognuno può scegliere cosa mangiare. Nel mese di settembre a scuola si svolgono una serie di giochi facenti parte di un unico progetto chiamato Intamurals. Esso comprende: giochi filippini, pallavolo e calcio, in cui le varie classi si sfidano per vincere. A febbraio c’è una festa chiamata Fair, simile al nostro carnevale che dura tre giorni e si svolge a scuola.

Francesca 1E Tabacchi

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