Dimmi che abito hai…e ti dirò chi sei!

Attraverso l’abbigliamento gli individui definiscono continuamente se stessi come parte della società. Esiste infatti un legame forte e complesso tra il modo di vestire e la costruzione della propria identità.

Ognuno di noi si distingue dagli altri per propri gusti, le proprie passioni, le proprie idee, che spesso si manifestano anche nel modo di vestire; quando ci troviamo davanti a uno specchio, scegliamo gli abiti in base al nostro umore e alle nostre emozioni, principalmente in base al nostro modo di essere.

I messaggi inviati dall’abbigliamento, accessori, decorazioni possono riguardare il ceto sociale, l’occupazione, le convinzioni religiose ed etniche, lo stato civile. Sebbene non basti una divisa a creare un’identità, tuttavia esiste un filo diretto tra ciò che siamo e ciò che vestiamo.

Martina 2D Tabacchi

La moda in altri Paesi Noi ragazzi di quinta abbiamo intervistato alcuni bambini che frequentano la terza elementare nella nostra scuola di Via Brunacci e provengono da Paesi diversi. Il primo bambino è stato Bryan, di provenienza ecuadoregna, che ci ha parlato dell’abbigliamento “scolastico” del suo Paese e ci ha detto che per andare a scuola indossava vestiti bianchi: una camicia bianca con lo stemma dell’Ecuador e dei pantaloni con due toppe. Dopo abbiamo intervistato Maria, di origine romena, che a scuola indossava una camicia, i jeans, le ballerine nere e un grembiule blu. Marika, proveniente dal Giappone, ci ha raccontato che durante le feste indossava un kimono come vestito; Katherine, nelle Filippine, andava a scuola con gonna, camicia bianca e cravatta, felpa e scarpe nere con il tacco; invece Andrea, in Egitto, si vestiva di solito con pantaloni neri, camicia blu, scarpe marroni e una sciarpa rossa. Infine, Terrenz, un nostro compagno di classe di origine filippina, ci ha raccontato che a scuola portava la camicia bianca con la cravatta nera su pantaloni e scarpe nere.

Katia e Simone 5B Brunacci

Il coptoIl nostro compagno Kiroles è un cristiano copto. I copti vanno a messa la domenica (giorno in cui digiunano fino alle 11.00) e al catechismo il sabato. La loro messa dura quattro ore; mettono una tunica chiamata “tunia”, lunga fino ai piedi e caratterizzata da quattro croci che di solito sono rosse; due sulle spalle, una sul davanti e un’altra dietro. Sotto la tunia indossano i vestiti di tutti i giorni e prima di salire sull’altare si tolgono i calzari in segno di rispetto. Le donne copte si vestono come gli uomini per la messa di Pasqua: indossano in più delle fasce rosse che avvolgono loro le spalle. Sopra la tunia, il prete indossa sempre un soprabito nero e durante la messa, un’altra tunia bianca. Durante la celebrazione dei sacramenti, il sacramentato porta sopra i vestiti normali una tunia e una giacca rossa, a differenza dei suoi genitori che vestono degli abiti normali. Sul polso destro i copti hanno tatuata una piccola croce nera, che testimonia la loro religione; kiroles dice di averla tatuata all’età di cinque anni, in realtà non esiste un’età stabilita.

Filippo, Pippo, Elena, Fiamma 5A Gentilino

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