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Studiare l’Inno di Mameli (per legge!)

Approvata oggi la decisione che rende obbligatorio l’insegnamento del nostro inno nelle scuole. Si istituisce anche la “Giornata dell’Unità della Costituzione dell’Inno e della Bandiera” il 17 marzo

ROMA. Ormai è ufficiale: l’Inno di Mameli, il canto che ci identifica nelle cerimonie solenni, si insegnerà a scuola. Lo ha deciso il Senato, facendolo diventare legge, con 208 sì, 14 no e 2 astenuti e  si istituisce anche la “Giornata dell’Unità della Costituzione dell’Inno e della Bandiera” il 17 marzo (ma non sarà un giorno festivo!), per ricordare la data in cui, nel lontano 1861, a Torino fu proclamata l’Unità d’Italia. Le lezioni inizieranno già da quest’anno, organizzando incontri ed eventi sulle vicende che hanno condotto all’Unità nazionale, alla scelta dell’inno di Mameli e della bandiera nazionale e all’approvazione della Costituzione, anche alla luce dell’evoluzione della storia europea». Ma i presidi non sono molto d’accordo. “Niente da dire sui contenuti, ma molto da ridire sul metodo – commenta il presidente dell’Associazione nazionale dei presidi, Giorgio Rembado- È una visione ottocentesca. L’inno va imparato ma non perché è una legge”.

Ma come è nato l’Inno di Mameli? È il 1947 quando un ventenne patriota, Goffredo Mameli, scrive il testo, musicato poco dopo a Torino da un altro genovese, il maestro Michele Novaro. Il Canto degli Italiani nasce proprio in un clima di patriottismo, proprio quello che portò Mameli alla morte in battaglia a soli 21 anni. Piacque subito molto, diventando il più amato canto dell’unificazione anche nei decenni successivi. Giuseppe Verdi, infatti, nel suo Inno delle Nazioni del 1862, affidò proprio al Canto degli Italiani il compito di simboleggiare la nostra Patria, ponendolo accanto a God Save the Queen e alla Marsigliese. Fu quasi naturale, dunque, che il 12 ottobre 1946 l’Inno di Mameli divenisse l’inno nazionale della Repubblica Italiana.

ECCO IL TESTO: Fratelli d’Italia L’Italia s’è desta, Dell’elmo di Scipio S’è cinta la testa. Dov’è la Vittoria? Le porga la chioma, Ché schiava di Roma Iddio la creò. Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L’Italia chiamò.

Noi siamo da secoli Calpesti, derisi, Perché non siam popolo, Perché siam divisi. Raccolgaci un’unica Bandiera, una speme: Di fonderci insieme Già l’ora suonò. Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L’Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci, l’Unione, e l’amore Rivelano ai Popoli Le vie del Signore; Giuriamo far libero Il suolo natìo: Uniti per Dio Chi vincer ci può? Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L’Italia chiamò.

Dall’Alpi a Sicilia Dovunque è Legnano, Ogn’uom di Ferruccio Ha il core, ha la mano, I bimbi d’Italia Si chiaman Balilla, Il suon d’ogni squilla I Vespri suonò. Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L’Italia chiamò.

Son giunchi che piegano Le spade vendute: Già l’Aquila d’Austria Le penne ha perdute. Il sangue d’Italia, Il sangue Polacco, Bevé, col cosacco, Ma il cor le bruciò. Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L’Italia chiamò.

La Redazione

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