Il nostro blog

Da tempo al tempo

Per la prima volta sul nostro blog, pubblichiamo il racconto di un nostro studente, frutto della fantasia e della voglia di scrivere.

Da tempo al tempo (Wu, 2 D, Tabacchi)

Era mezzanotte a Joppity, Etty non riusciva a dormire perché il giorno prima nello stagno delle naiadi aveva intravisto qualcosa che luccicava, ma non osava avvicinarsi troppo. Le naiadi essendo creature bellissime, persuadevano le persone ad avvicinarsi a loro, e poi li affogavano.
Però lei era troppo curiosa quindi si vestì subito, e con passi felpati uscì di casa.
Insieme al suo destriero, cavalcò fino allo stagno.
Però arrivati lì non sapeva cosa fare, le naiadi avevano organizzato una festa ed erano tantissime, meno male che l’oggetto era dalla parte opposta della festa.
Etty si immerse nell’acqua gelida, nuotò seguendo il luccichio che emanava l’oggetto. Quando riuscì a prenderlo, successe una cosa inaspettata, si ritrovò circondata dalle naiadi.
Era stata scoperta! Poi pensò che di sicuro il suo cavallo era riuscito a slegare il nodo che lo teneva all’ albero, perché per la fretta lo aveva fatto male, doveva averla seguita e infine le naiadi l ‘ avevano visto.
Non sapeva più cosa fare, anche se avesse cercato di riemergere le naiadi le si sarebbero buttate addosso,  ma le mancava il respiro, sentiva che le palpebre si appesantivano.
Cadde  sul fondo dello stagno. Non pensava che sarebbe potuta morire così, stava per perdere le sue ultime forze, quando qualcosa o qualcuno l’aveva ripescata.
Etty  aprendo gli occhi si guardò intorno. Era circondata da alberi che  non  lasciavano penetrare la  luce, allora capì che era nella foresta del silenzio, ma non era sola, vicino a lei vide un ragazzo, anzi no, era un mezzelfo. Avava i capelli neri ma coi riflessi blu, era poco più alto di lei, dovevano avere più o meno la stessa età, era stato lui a salvarla.
Il ragazzo disse: “Ah, ti sei alzata.”
“Sì. Ma tu chi sei?”, rispose Etty.
“Io sono Aku, vivo qui nella foresta.”
“Ma come siamo arrivati qui?”
“Beh semplice, abbiamo volato, però…”
“Come?”, lo interruppe Etty.
“Io sono un mezzo elfo e ho imparato la magia da un vecchio saggio, mi ha tramandato tutto, perché era giunta la sua ora. Quindi adesso vivo da solo.”
“Dov’è il mio cavallo?”
“Ecco, appunto, prima ti stavo dicendo che il tuo cavallo era troppo pesante, quindi non ho potuto portarlo con noi.”
Etty c’era rimasta malissimo, perché quello era l’unica cosa che gli aveva lasciato suo Padre.
Poi si ricordò che era riuscita a prendere l’oggetto, era nella sua tasca, non voleva prenderlo ma era troppo curiosa, allora lo tirò fuori e vide che era una orologio decorato con frasi in lingue che non conosceva.
“Vediamo”, disse Aku.
“Sai cosa c’è scritto?”, domandò Etty.
“Dhajo duka perttyeco lacigognap kap tosou millissk been”
“Non capisco, ho studiato tutte le lingue morte, e quelle comuni di tutto il mondo. Ma questo non corrisponde a nessuno”, disse Aku.
Stranezze si celano su quell’orologio per Etty e Aku.
“Seguimi, entriamo a casa mia”, disse Aku.
“Ma non c’è nessuna casa!?”
“E’ invisibile, così nessuno può entrarci quando non ci sono.”
La casa era gigantesca, ma vecchia, c’era un sacco di polvere.
I due ragazzi entrarono nella biblioteca, per consultare dei libri di lingue.
Passarono delle ore attaccati ai libri, ma all’improvviso si sentirono dei rumori provenire dalla stanza accanto, Etty si chiese cosa potesse essere, ma non gli venne in mente niente.
Chiese ad Aku chi poteva essere, ma neanche lui lo sapeva, infine I due camminando piano e leggermente per non fare rumore, andarono nella stanza accanto. Ma non c’era nessuna porta, era veramente strano, Aku si ricordò che il suo maestro scompariva, e non sapeva mai dove, doveva esserci un passaggio segreto.
Il maghetto lanciò qualche formula magica per rivelare I posti nascosti ma era tutto inutile non succedeva niente, c’era una protezione troppo potente per un ragazzino.
Però era impossibile che non ci fosse un’altra via d’accesso pensò Etty.
Tastarono il muro in cerca di qualche indizio, poi alla fine si trovò un buchino, poteva entrarci al massimo una formica.
Meno male che Aku conosceva una pozione che faceva diventare piccoli, solo che durava soltanto per un quarto d’ora.
Trovati gli ingredienti Aku incominciò a mischiare, ma la pozione bstava solo per una persona.
“Entrò io!”, disse Etty
“No, non puoi, se c’è qualcosa di pericoloso tu non puoi difenderti non hai I poteri. Quindi ci entro io”
Aku bevve e diventò piccolissimo.
“No non voglio che rischi per me!” replicò Etty.
Ma ormai era troppo tardi, Aku era entrato. Etty capì che provava qualcosa per Aku, per questo non voleva che andasse, non si era mai sentita così, sentiva che l’avrebbe perso per sempre.
Intanto Aku stava percorrendo dei cunicoli bui, meno male che aveva portato con sé il suo bastone, con quello si fece luce.
Si sentirono altri rumori provenire da quella stanza, Etty era spaventata, però se sarebbe spuntato qualcuno all’improvviso lei l’avrebbe ucciso con la sua spada. Aku si ritovò davanti due porticine, una con scritto “Felicità”, l’altro “Solitudine”. Lui sapeva che la via giusta era la “Solitudine”, però voleva rivedere Etty, ma alla fine scelse la seconda porta.
Dopo quel cunicolo arrivò in una stanza veramente grande, si accorse che su alcuni scaffali c’erano delle ampolle con dentro delle creature.
Salì su una sedia e vide che erano creature magiche rinchiuse, allora pensò che il suo insegnante non era buono, c’era un’ampolla più grande ma era coperto da una stoffa nera, il ragazzo ritornò grande e poi tolse la stoffa e vide che lì c’era il suo maestro, non era morto ma imprigionato, però non sapeva come liberarlo, forse doveva rompere l’ampolla. Lo prese e stava per buttarlo a terra quando una vocina le disse che per liberarlo doveva soltanto strofinare la parete dell’ampolla. Liberato l’insegnante dovevano andarsene, però la pozione era solo per una persona.
“Aku vattene, non ti deve vedere!”
“Chi?”
“Mio figlio, lui è stato corrotto. Scappa finché sei in tempo!”
“Ma lei non sa la formula per aprire il passaggio segreto?”
“Si ma si apre dall’altra parte della parete.”
“Allora me lo dice io ritorno dall’altra parte e la libero.”
“E’ Perttyeco”
“Va Bene”
Etty quando lo vide uscire dal buchino era veramente contenta.
“Etty ripeti insieme a me Perttyeco”, disse Aku
“Perttyeco”, dissero I due ragazzi.
Il muro si divise in due parti  e dall’altra parte comparve l’insegnante di Aku.
Aku fece vedere l’orologio al maestro e chiese che cosa volevano dire quelle scritte.
Vedendolo gli occhi del vecchio luccicarono e un sorriso sinistro lampeggiò sul suo volto scarno.
“Non saprei, non conosco questa lingua”, disse il maestro.
Andarono a dormire, ma nel cuore della notte Etty sentì delle voci provenire dalla cucina.
Svegliò Aku. Andarono in cucina con passi felpati, e  videro il maestro con un uomo minuto, molto ossuto e sinistro. Stavano parlando di qualcosa, ma non si sentiva molto perché bisbigliavano.
“Ce l’hanno quei marmocchi!”, disse il maestro.
“Ma cosa c’è scritto sull’orologio?”, disse l’uomo con uno sguardo maligno
“Ho capito poco, alcune parole sono in elfico”
“Ma i ragazzi sanno quello che c’è scritto?”
“No, ti pare sono troppo stupidi.”
“AhAHaah!”
“Comunque sull’orologio c’è scritto: Colui che possiede…tornare…passato…andare…futuro, ma…una volta…”
“Sei riuscito a prenderlo?”
“No, c’è l’ha la ragazzina, lei è un elfo e ha una barriera protettiva contro le maledizioni e sortilegi.”
Etty si sentì male, lei credeva di essere un’umana, invece era un elfo e quindi ciò significava che lei era stata adottata. I suoi genitori adottivi  erano buonissimi con lei ma quando il suo Padre morì la madre aveva iniziato a trattarla come una schiava.
All’improvviso l’insegnante si alzò e disse : “Buonanotte Maasmo, ci vediamo domani.”
“Va bene capo”.
I  due ragazzi corsero in camera, ma per la fretta Etty fece cadere un vaso, l’uomo si allarmò e andò sull’uscio della cucina per vedere se c’era qualcuno, mentre il maestro corse nella stanza dei ragazzi e vide che erano lì e stavano dormendo.
“Maestro era successo qualcosa, la vedo sollevato”, chiese Etty con voce assonata.
“No, niente, continua a dormire. Domani sarà una giornata stancante. Buonanotte”.
Il trucco dell’assonata era riuscito benissimo.
I due ragazzi scapparono dalla finestra.
La mattina dopo il maestro era veramente arrabbiato perché non c’erano più i ragazzi, ed erano riusciti a ingannarlo con un trucchetto veramente stupido.
Etty e Aku erano arrivati in una grotta dove si riposarono un po’. Si chiesero che cosa potesse dire quella frase sull’orologio.
Il figlio del maestro, di nome Darkon, si era trasformato in suo padre perché sapeva che Aku l’avrebbe liberato.
Poi vedendo l’orologio aveva capito subito che era il misterioso orologio del tempo che avevano creato alcuni maghi perchè  in caso di bisogno sarebbe potuto servire, ma non lo usarono mai e allora si tramandava per generazioni e generazioni di maghi e lui voleva impossessarsene. Il padre, però, aveva capito che suo figlio era cattivo allora aveva gettato l’orologio, e il destino decise che lo trovasse Etty e che lei doveva tenerlo al sicuro.

Ma il destino si può cambiare se uno lo vuole.

Etty avvertì che doveva tornare nel passato, fino a quando avevano creato l’orologio e dire ai maghi di fermarsi, perché quell’oggetto avrebbe  creato soltanto guai.
Etty percepì quello che c’era scritto sull’orologio.
“Colui che possiede l’orologio può tornare nel passato e andare nel futuro, ma funziona solo una volta, una sola persona per un viaggio senza ritorno”.
Lo riferì a Aku, lui disse che ci sarebbe andato lui ma Etty rifiutò.
Quando fu notte  Etty prese l’orologio, salutò per sempre Aku che stava dormendo, mise la data del giorno in qui era stata creata l’oggetto e partì.
Il giorno dopo quando Aku non vide Etty capì e si rattristì. Decise di restare nella grotta finchè non sarebbe ritornata, anche se sapeva benissimo che non sarebbe mai più ritornata da lui.
Etty era arrivata nell’epoca in cui avevano fabbricato l’orologio e sapeva che doveva andare nella foresta silenziosa.
Si incamminò quando per strada incontrò un ragazzino che portava una collana uguale al suo, allora capì che quello era suo padre, sentiva gli occhi infiammati, cercava di trattenere le lacrime, ma nonostante questo sforzo una lacrima le cadde.
Corse via, poi arrivò all’entrata della foresta.
Entrata dentro non vedeva più niente era tutto buio intorno a lei.
Arrita nel cuore della foresta, entra nella casa del mago.
Lo trovo lì steso sul letto, non poteva essere morto!
Lo scosse un po’, ma non si mosse.
Dopo l’uomo aprì gli occhi, e disse: “Mi sono solo appisolato.”
“Meno male!”, disse Etty
“Chi sei tu ragazzina, e che cosa vuoi?”
“Sono venuta dal passato. Per  dirle di non costruire l’orologio del tempo. Crea sventura!”
“Ma ormai l’ho già terminato una settimana fa.”
“Nooo!”, esclamò Etty.
La ragazzina aveva sbagliato la data, ma il libro che aveva consultato diceva così.
Pensò fra sè, era bloccata nel passato, l’orologio era stato terminato e non  avrebbe mai più rivisto Aku.
“Ma l’orologio Funziona una volta?”, chiese Etty.
“Sì, ma porta soltanto una persona.”
“Posso usarlo per ritornare al futuro?”, domandò Etty
“Ma certo, se viene usato non potrà più dare fastidi”disse l’uomo.
Etty ritornò al futuro; lì nella grotta insieme ad Aku.
Appena i due si videro si abbraciarono per la gioia.
Passati degli anni i due si sposarono ed ebbero due bambini di nome Itty e Ally.

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