L’Auditorium “esplora” il Mediterraneo

fotoUn bel viaggio attraverso le diverse tradizioni musicali del bacino del Mediterraneo. Culture che da sempre si scambiano il sapere

MILANO. Una mattinata diversa, all’insegna della musica quella che abbiamo trascorso all’Auditorium Verdi. Tra note e danze, abbiamo ammirato strumentisti, cantanti e danzatori che ci hanno fatto “esplorare” la musica, le usanze e gli strumenti musicali dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Un viaggio immaginario partendo dal Sud Italia, per proseguire verso Est, nei vicini Balcani, passando per la Grecia, culla della nostra civiltà, per poi andare a Israele, Africa e Spagna. Un ensemble ha aperto il concerto, passando tra la platea, suonando e ricordando i musicisti che, nel sud Italia, suonavano per le strade. A condurre il “viaggio” Raffaele Brancati, Ivan Fossati e Francesca di Ieso. I canti che venivano composti si cantavano in occasione del Natale oppure durante i lavori nei campi. Così nasce “Fimmine, Fimmine” e qui cantato da una donna. Questo canto narrava appunto del faticoso lavoro dei campi e di come le persone tornavano a casa esauste e senza più forze. Poi “Pizzica Pizzica”, antica danza di tradizione salentina, il cui ritmo era ossessivo e continuo. Questo brano veniva usato per curare le donne uscite di senno che sostenevano di essere impazzite perché punte da una tarantola mentre erano impegnate nel lavoro. Dopo questo secondo pezzo musicale, la cantante ha iniziato a spiegare da che cosa era composto il tamburo italiano costruito sul modello a cornice: la parte superiore da pelle di capretto bagnata e lasciata asciugare per un mese, poi attaccata e stesa alla cornice del tamburo con dei chiodi. La cantante ha fatto poi vedere un altro tamburo chiamato darbouka, fatto con pelle di capra e costituito da un corpo globulare di terracotta, usato prevalentemente nel Nord Africa e nell’Asia Centrale. Molto spesso, questo strumento faceva da struttura musicale nel brano e, nel caso del brano suonato, era appunto lo strumento principale. Entrambi i pezzi presentati erano accompagnati da un ballo, cui aspetto particolare era che i due ballerini, maschio e femmina, ballavano a piedi nudi e il ballo sembrava quasi una danza di corteggiamento. foto(1)Il batterista ha presentato i brani di ogni paese che si affacciano sul Mediterraneo facendo come un viaggio tra di essi. Molto spesso i musicisti accompagnavano le sue parole con della musica. Dopo esser stati in Marocco e in Tunisia, due brani tipici accompagnati da dei balli hanno fatto proseguire il viaggio verso la Siria e l’Israele, dove il brano “Habama Nefina”, che significa rallegriamoci, aveva un ritmo che andava accelerando come in tantissimi altri brani. In seguito il chitarrista si è fermato a raccontare come inizialmente i musicisti si fabbricavano lo strumento da soli, al contrario di ciò che accade oggi. Ha fatto poi vedere una piccola chitarra chiamata “ukulele” costruita a mano con oggetti di scarto come pezzi di mobili, di pavimento o addirittura rifiuti già destinati alla discarica. Ha raccontato che per mettere insieme tutti questi pezzi di legno era servita una colla animale molto speciale fatta di resti di coniglio bolliti insieme. Poi è stata la volta del mandolino che, diversamente dal precedente, era fatto di materiali pregiati. Il mandolino è uno strumento a plettro simile a una chitarra ma più piccolo, con una pancia molto evidente in corrispondenza della cassa armonica, assolvendo funzioni melodiche, armoniche e ritmiche. La cosa più particolare sono le doppie corde che si suonano contemporaneamente. Questo permette un suono più forte e proiettato. Il penultimo brano è stato un flamenco, che significa fenicottero, e l’ultimo ha concluso il viaggio tornando in Italia con la “Pizzica Pizzica”.

Margherita T., 2^D, Tabacchi

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Categorie: Musica&Spettacolo | Tag: , | 1 commento

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Un pensiero su “L’Auditorium “esplora” il Mediterraneo

  1. Pietro Zaccarelli

    🙂

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