Stop (solo provvisorio) alla caccia delle balene

baleneA dichiararlo il governo nipponico che intende riprendere al più presto

TOKYO – La caccia alle balene nei mari del sud sarà temporaneamente sospesa, grazie al gruppo ecologista radicale Sea Shepherd, che grazie alla sua grande opposizione a tale atroce abitudine, ogni anno cerca di impedire con molti mezzi le flotte baleniere. Il fermo lo ha deciso il Giappone, dopo uno scontro in mare che ha causato il danno a una baleniera nipponica. Tadashi Konno, un dirigente del ministero dell’Agricoltura e della Pesca giapponese, ha detto che la nave “ammiraglia”, la Nisshin Maru, ha subito una grande ammaccatura a prua causata proprio dallo scontro. A tale ragione, Tokio ha ordinato l’interruzione, ma “solo provvisoria”, della caccia dei cetacei che per loro è esclusivamente “a fine scientifico” e ha assicurato che non hanno alcuna intenzione di fermare il programma di caccia. Il comandante dell’opposizione, invece, dice: “Nessuno crede per un momento che questa sia ricerca scientifica. È un’operazione commerciale.” Tante le associazioni che ogni anno lottano per fermare questa strage: tra queste, Greenpeace. Il problema della caccia alle balene, purtroppo, nonostante sia diventata un’abitudine con il pretesto di essere di tipo “scientifico”, dura da diversi anni. Nonostante sia in vigore fin dal 1986 una moratoria sulla caccia commerciale, la Commissione Baleniera Internazionale (IWC), ovvero l’Organismo Istituito per Tutelare le Popolazioni di Cetacei, non è ancora stata in grado di fermare le nazioni baleniere. Questa commissione fu istituita nel 1946 con il compito di favorire uno sviluppo dell’industria baleniera e inizialmente incoraggiava la caccia ottenendo, come risultato, più di due milioni di balene uccise nei primi trent’anni di vita dell’organizzazione. Solo successivamente, ha cercato di dare delle regole. Ma purtroppo non tutte vengono tuttora rispettate. Così, paesi come la Norvegia, l’Islanda e il Giappone continuano a cacciare. Quest’ultimo, ricorrendo al pretesto della caccia effettuata a fini scientifici, viola ogni anno il Santuario dell’Oceano Antartico (istituito nel 1994), uccidendo ogni anno oltre 500 esemplari di balene nell’area protetta. La conseguenza? È tremenda: alcuni di questi animali sono in via di estinzione, causando un gravissimo danno alla specie. Molti giapponesi ritengono giusta la propaganda secondo cui: “le balene mangiano troppi pesci e la quantità di pesce a noi destinata sta calando, perciò la popolazione di balene va ridotta”. Ma sono in tanti a ritenere che sia tutto un pretesto a fini di lucro. Ma quando è cominciata questa triste abitudine? La caccia alle balene ha origini antiche risalenti almeno al 6000 a.C. I primi balenieri commerciali furono i Baschi, poi anche gli Statunitensi e i Giapponesi. Questi ultimi sono in peggiori perché da soli hanno massacrato migliaia di cetacei in pochi anni. Oltre alle balene, altri animali a rischio di estinzione, a causa della caccia, sono delfini e tartarughe.

Pietro Z., 2^D Tabacchi

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